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I bambini sono il futuro del Myanmar

Ordine sociale “inclusivo”. Pace fondata “sul rispetto di ogni gruppo etnico”. La storia recente e non del Myanmar racconta altro. Conflitti interni e sangue non stati risparmiati alle ultime generazioni di birmani.

Al primo discorso pubblico di Francesco, qualcosa è accaduto prima e al di là delle parole. È accaduto che un gruppo di bambini e ragazzi in costume tradizionale sia salito accanto al Papa venuto da Roma, capo di una Chiesa che in Myanmar è quasi invisibile, e che quei bambini e ragazzi fossero rappresentanti delle varie etnie birmane.

Le parole del Papa, ma anche del Consigliere di Stato e ministro degli Esteri, Aung San Suu Kyi – che oggi ha accolto il Pontefice rivolgendogli un saluto pieno di stima – potrebbero suonare alle orecchie di molti birmani, che portano addosso lacerazioni mai sanate, come degli auspici, certamente sentiti, ma forse lontani dall’essere concretizzati.

Quello che poteva essere un festoso benvenuto all’ospite importante, decorativo come si conviene, è diventato quasi una dichiarazione di intenti. Perché mentre, come ha ricordato la Nobel per la pace, in aree del Myanmar parlano le armi e la gente muore, si è scelto di schierare accanto al Papa il futuro. Un futuro sulla cui pelle calcoli e ideologie non hanno ancora fatto in tempo a scrivere le loro di parole. Un futuro che, se aiutato, potrà trasformare le parole in storia, quella – come spera Francesco – di un Myanmar riconciliato.

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