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MINORI E VIOLENZA DOMESTICA: IL DOSSIER DI SAVE THE CHILDREN

 

“Abbattiamo il muro del silenzio” è questo il titolo del dossier di Save the Children nel quel trovare dati e storie di minori che assistono ad atti di violenza domestica.

Si stima che in Italia 427 mila bambini, in soli 5 anni, sono stati testimoni diretti o indiretti dei maltrattamenti in casa nei confronti delle loro mamme, quasi sempre per mano dell’uomo.

Tuttavia non è facile conoscere esattamente quanti sono questi bambini perché la violenza domestica non fa statistica:

“Le fonti attualmente esistenti sono fonti plurime, frammentarie, carenti e persino non definite univocamente. Le fonti di tipo amministrativo – in ambito sanitario, giuridico e sociale – non sono ancora adeguate”

Dal dossier emerge che tra le donne che in Italia hanno subito violenza nella loro vita – oltre 6,7 milioni secondo l’Istat -, più di 1 su 10 ha avuto paura che la propria vita o quella dei propri figli fosse in pericolo.

In quasi la metà dei casi di violenza domestica (48,5%), inoltre, i figli hanno assistito direttamente ai maltrattamenti, una percentuale che supera la soglia del 50% al nord-ovest, al nord-est e al sud, mentre in più di 1 caso su 10 (12,7%) le donne dichiarano che i propri bambini sono stati a loro volta vittime dirette dei soprusi per mano dei loro padri.

Per quanto riguarda gli autori delle violenze i dati evidenziano che nella quasi totalità dei casi (94%) i condannati sono uomini e che la fascia di età maggiormente interessata è quella tra i 25 e i 54 anni.

Il dossier si occupa anche di indicare quali sono gli effetti e le ripercussioni che gli atti di violenza hanno sui più piccoli: il bambino, soprattutto in tenera età, sottoposto a forte stress e violenza psicologica può manifestare deficit nella crescita e ritardi nello sviluppo psico motorio e deficit visivi.

La violenza, inoltre, può danneggiare lo sviluppo neuro cognitivo del bambino, con effetti negativi sull’autostima, sulla capacità di empatia e sulle competenze intellettive.

Nel lungo periodo la ricerca ha dimostrato che l’esposizione ripetuta alla violenza in famiglia può comportare, in alcuni bambini l’insorgere di disturbi del linguaggio, di disturbi evolutivi dell’autocontrollo, come l’iperattività.

Ma la continua e ripetuta esposizione alla violenza influisce sul bambino anche comportando l’insorgere e/o l’acuirsi di emozioni come la paura costante, il senso di colpa nel sentirsi in qualche modo privilegiato di non essere la vittima diretta della violenza, la tristezza e la rabbia dovute, tra le altre, al senso di impotenza e all’incapacità di reagire alla violenza.

C’è un concreto rischio di un aumento dei comportamenti violenti del bambino nei confronti non solo in generale del mondo esterno, ma anche del genitore che ha subito la violenza.

È riconosciuto inoltre il rischio di trasmissione intergenerazionale della violenza.

Gli studi condotti sui minori che hanno subito violenza assistita, hanno ancora dimostrato che in generale quest’ultimi soffrono di una maggiore incapacità di stringere e mantenere relazioni sociali e presentano scarse competenze emotive.

Anche il rapporto tra madre che subisce la violenza e figlio che vi assiste direttamente o meno viene fortemente messo a rischio, soprattutto quando le violenze vengono agite nei primissimi anni di vita dei figli: una mamma turbata e traumatizzata dalla violenza ha più probabilità di mettere in atto comportamenti contraddittori verso il/la figlio/a, comportamenti che denotano paura e che a loro volta spaventano i bambini.

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