“Affrontare la situazione attuale con estrema cautela ma anche con creatività uscendo un po’ fuori dagli schemi abituali” – Intervista ad Alessandro Iannini sull’Emergenza Covid-19

Abbiamo intervistato il Dott. Alessandro Iannini – Responsabile Area Rimettere le ali Borgo Ragazzi Don Bosco e Delegato emarginazione e disagio Circoscrizione Italia Centrale – per conoscere le iniziative e le soluzioni che i Salesiani dell’Italia Centrale e a livello nazionale stanno adottando per portare avanti il quotidiano lavoro di tutela e di protezione dei minori e delle famiglie in difficoltà, anche in questo periodo di particolare emergenza. Sono offerti diversi spunti di riflessione e sono messi in luce gli sforzi quotidiani di responsabili ed operatori per garantire la prosecuzione delle attività dedicati ai più deboli:

In questo periodo in cui molti servizi sono chiusi e diventa più difficoltoso rapportarsi con le Istituzioni e le Autorità come si stano organizzando i Salesiani per tutelare i minori ospitati nelle case famiglie? Ovvero le famiglie in difficoltà che già seguivano prima?

Come salesiani nell’Italia Centrale e a livello nazionale abbiamo un coordinamento delle associazioni che gestiscono servizi residenziali e diurni. Appena iniziata l’emergenza ci siamo coordinati tramite incontri via remoto per condividere iniziative e difficoltà. E’ emersa sin da subito la voglia di non fermarsi, di stare vicino ai nostri ragazzi e alle loro famiglie sia pur facendo estrema attenzione al rispetto delle indicazioni che arrivavano dai diversi decreti emanati.
Sulle strutture residenziali per minori non sono arrivate indicazioni precise a tutela dei ragazzi e degli educatori. Abbiamo impostato il lavoro riducendo le entrate e le uscite degli educatori, non abbiamo fatto entrare più volontari, famigliari e i ragazzi sono rimasti in casa. A fatica abbiamo cercato dispositivi di sicurezza che non vengono forniti alle nostre strutture. Ci siamo regolati come tutte le famiglie sapendo però che il nostro livello di complessità è maggiore avendo 8-10 ragazzi in casa e 6-8 educatori.
Le famiglie affidatarie, inoltre, si sono trovate in estrema difficoltà visto che con l’interruzione delle scuole si sono interrotte anche tutte le attività pomeridiane. Abbiamo cercato di stare loro vicino sin da subito con un sostegno personale e di gruppo attivato attraverso le piattaforme informatiche e questo è stato molto apprezzato.

Quali sono le difficoltà che gli operatori incontrano quotidianamente?

“Dovendo ridurre il più possibile i passaggi abbiamo dovuto pensare a turni più lunghi e nello stesso tempo con tutti i ragazzi in casa. Non è facile, al mattino sono tutti impegnati con le lezioni a distanza e bisogna seguirli tutti, così come poi cercare con creatività attività pomeridiane da fare ogni giorno senza uscire. In più ogni educatore vive la difficoltà di dover arrivare in comunità e poi tornare a casa rischiando di essere un agente in una direzione e nell’altra di involontario contagio spesso proprio per la mancanza di dispositivi di sicurezza adeguati.”

Abbiamo chiesto al Dott. Iannini, inoltre, in che modo si possono gestire le problematiche che ancora di più si accentuano a causa della convivenza forzata in quei nuclei familiari che già presentavano difficoltà e conflitti, considerato che sussiste il serio rischio che alcune situazioni degenerino e che non si possa intervenite tempestivamente in difesa dei minori coinvolti:

Quasi quotidianamente sentiamo i ragazzi dei servizi diurni e di semiresidenzlalità non solo per un supporto allo studio ma anche per monitorare come stanno a casa. Sono equilibri molto delicati e possiamo spesso solo avere un contatto per via telematica e chiaramente c’è il rischio che alcune situazioni di convivenza forzata degenerino. Tra l’altro ci troviamo in difficoltà rispetto alla normativa sulla privacy avendo come unico strumento spesso proprio il cellulare privato dell’educatore anche esso impossibilitato a spostarsi.”

Evidenzia, ancora, il Dott. Iannini alcuni dei Diritti dei minori violati in questa condizione generale di ristrettezza:

La più grande povertà che stiamo osservando in questo momento è la mancanza in alcune famiglie dei dispositivi tecnologici necessari per fare scuola, per socializzare e per rimanere in contatto con il mondo. Alcune famiglie più povere hanno un unico cellulare, in altre non ci sono le competenze necessarie ed alcuni ragazzi rimangono isolati. Per loro anche l’elementare diritto allo studio non è concretamente fruibile.

Si possono perdere i risultati ottenuti con i ragazzi se i programmi a loro destinati non possono o faticano a continuare?

Stiamo cercando di aiutare i ragazzi e chi gestisce i progetti e i donatori a comprendere che in una situazione eccezionale e di emergenza occorre ragionare in modo diverso rispetto al solito: occorre essere creativi. Per noi è importante non tanto portare avanti programmi e attività come se tutto fosse come prima ma suscitare nei ragazzi e negli educatori la voglia di utilizzare bene il tempo per comprendere cosa sta avvenendo anche dentro ognuno di noi per cercare poi di dare risposte nuove e diverse, per imparare cose nuove. Se affrontiamo così questo tempo i programmi fatti prima forse saranno saltati ma se ne potranno pensare altri più adatti alla mutata situazione. Forse è proprio questa l’occasione da non perdere ma è possibile solo con un atteggiamento di apertura e ricerca da parte del mondo degli adulti.”

L’emergenza sanitaria in corso può accentuare le disparità sociale e aumentare la povertà educativa e sociale?

Come dicevo prima la povertà educativa in questo momento si evidenzia come povertà nell’accesso alla tecnologia come mezzo di comunicazione e conoscenza. Inoltre anche la difficoltà di comprendere potendo “leggere” ed “elaborare” la quantità enorme di informazioni è un altro fattore di povertà.
Inoltre molte delle famiglie più in difficoltà che avevano lavori saltuari o in “nero” non hanno accesso alle misure previste dallo Stato. Molti ragazzi si trovano e si troveranno senza il necessario per vivere, senza casa per l’impossibilità di pagare gli affitti. Già oggi veniamo contattati da nostri ex ragazzi che vivono da soli che non hanno la possibilità di comprarsi anche il cibo. Sarà necessario pensare ad interventi specifici sia educativi che sociali sia per i prossimi mesi che per il futuro.”

Iannini ricorda, infine, quanto sia necessario saper affrontare la situazione attuale con estrema cautela ma anche con creatività uscendo un po’ fuori dagli schemi abituali per poter sperimentare strumenti efficaci sia durante che dopo questa crisi. Sono convinto che tutti insieme ce la possiamo fare ma solo se siamo realmente disponibili a rivedere il nostro abituale modo di vivere.

Emergenza Covid-19 in Ecuador: il lavoro educativo e pastorale dei salesiani continua. La testimonianza di Marco Fulgaro

L’emergenza Coronavirus ha portato notevoli cambiamenti nella vita quotidiana di tutti noi. Le misure adottate per contrastare il diffondersi dell’epidemia hanno determinato forti limitazioni a diritti essenziali (libertà di movimento, di riunione…) e ai servizi creati in favore dei più deboli. Tra le quotidiane difficoltà possiamo comunque trovare azioni positive e buone prassi utili per superare questo difficile momento.

Attraverso video ed interviste vogliamo raccontare le iniziative che le singole realtà salesiane stanno portando avanti nel nostro Paese e all’estero.

Oggi presentiamo l’esperienza di Marco Fulgaro, collaboratore laico del dicastero delle Missioni dei Salesiani che da circa un mese si trova in Ecuador come volontario missionario locale e per studiare lo spagnolo, che ci informerà nel corso dei giorni e delle settimane a venire sulle iniziative, sulle attività e sulle difficoltà che si affrontano nella comunità ecuadoregna.

Anche qui siamo in uno stato di emergenza da oltre due settimane.
Le misure del governo sono apparse subito molto ferme per evitare contagi e situazioni come in Italia o altri Paesi, che sarebbero insostenibili per il sistema sanitario nazionale. Al momento, vige il coprifuoco dalle 14 alle 5 e si può uscire solo per emergenze o per svolgere alcune attività lavorative particolari.

Dalle notizie locali risulta particolarmente grave la situazione nella regione di Guayas, dove si sono registrati oltre 1.000 casi dei 1.382 della mattina del 26 Marzo. Sono morte 34 persone e la maggior parte dei contagiati si trova in isolamento a casa. Sono bloccati i collegamenti interni fino al 31 Marzo e i voli internazionali fino al 5 Aprile.

Quedate en casa rimane il messaggio più importante: in questo momento stare a casa non significa non occuparsi degli altri ma, al contrario, dare il buon esempio.
Ed è proprio per questo che l’attività della famiglia salesiana, come spiega Marco, non si è fermata e, seppur con modi differenti, continua la prioritaria tutela dei minori.

I Salesiani, con 26 presenze in tutto il Paese, da subito si sono mossi per tutelare i ragazzi, coordinandosi a livello ispettoriale. Notevoli sforzi sono stati fatti e si continuano a fare nell’ambito della comunicazione sociale, ogni giorno sui canali Instagram e Facebook vengono pubblicati contenuti per l’informazione sui comportamenti da tenere e per animare a distanza i tanti giovani, trasmettendo brevi video, immagini e la messa online. A Cuenca, dove mi trovo, da subito si sono riorganizzate le attività della scuola, che conta circa 2600 studenti tra mattina e pomeriggio, usando gli strumenti di formazione a distanza online, con un grande sforzo di tutti i professori. Preghiera e corresponsabilità sono state le prime parole dell’appello rivolto a tutti i collaboratori. Nella parrocchia un’attenzione particolare è rivolta alle famiglie povere, con la distribuzione di pasti, grazie agli aiuti governativi e alla solidarietà della gente

Segnaliamo, infine, la campagna di solidarietà #PorElPanDeCadaDía (“Per il pane di ogni giorno”) rivolta alle famiglie che in questo momento di necessità generale hanno maggior bisogno di aiuto.

Guarda l’intervista integrale:

 

 


Marco Fulgaro – Collaboratore laico del Dicastero delle Missioni dei Salesiani

Chiediamo subito un #decretobambini: la lettera aperta di associazioni e accademici al governo e alle istituzioni per tutelare i minori in difficoltà.

È stato richiesto da diverse  associazioni (tra le quali Agevolando, Artemisia (Firenze) e Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie) e da singoli accademici di mantenere alta l’attenzione su tutte le situazioni di forte vulnerabilità che molti bambini e ragazzi stanno vivendo in questo momento di particolare criticità per il Paese.

Sono circa 91.200 in Italia i minorenni in carico ai servizi sociali e 1.260.000 i minorenni che vivono in condizioni di povertà assoluta. Impossibile quantificare quanti vivono inoltre in situazioni di disagio sommerse o invisibili. Travolti dalla paura, vittime di violenza in famiglia, che vivono in condizioni di degrado, maltrattamento e abuso grave, impossibilitati a chiedere aiuto. Ragazzi e bambini che vivono questa grave e pervasiva esperienza traumatica senza alcun genitore in grado di spiegare loro cosa stia succedendo, o che vivono senza vie di fuga in situazioni di violenza fisica e psicologica perpetrata contro loro e le loro madri.

I firmatari delle richieste evidenziano come in questa fase sia praticamente impossibile attivare le necessarie segnalazioni alle autorità giudiziarie competenti (Procure e Tribunali per i minorenni) e i conseguenti interventi di protezione.

Altre problematiche riguardano i minorenni, non allontanati dalle famiglie, ma che vivono in situazioni familiari a rischio, che a causa dell’emergenza sanitaria hanno visto sospendere quasi tutti questi i servizi non residenziali a loro supporto.

Chiediamo pertanto misure urgenti per andare incontro alle esigenze di protezione e per assicurare i diritti di tutti i bambini e i ragazzi, mettendo nelle condizioni i servizi sociali, scolastici, educativi, formativi e di altro genere di poter intervenire – con strumenti appropriati e con il coinvolgimento ove necessario della magistratura minorile – in tutte le situazioni di rischio sopra elencate e in tutte quelle legate ai diritti dei minorenni (tutela, protezione, istruzione, gioco, socialità, partecipazione, informazione adeguata, etc.).

Le organizzazioni firmatarie chiedono l’attuazione di misure concrete:
– costituire task force locali tra scuola, autorità giudiziarie minorili, servizi sociali, sanitari e terzo settore (comprese le associazioni familiari), accreditati e collegati ai soggetti decisori locali/regionali, per segnalare e per intervenire subito sulle situazioni più fragili
– realizzare i necessari interventi urgenti di tutela attivati anche in attuazione a provvedimenti dei Giudici minorili, per mettere in protezione le vittime (se necessario anche tramite art. 403 c.c.) assicurando il rispetto delle norme sanitarie per le realtà di accoglienza;
– creare gruppi di informazione e sostegno psicologico per insegnanti che devono curare in questa fase ancora di più non solo gli aspetti didattici ma anche quelli relazionali facendo sentire a questi bambini e bambine che continuano a essere pensati, che c’è un adulto di riferimento.
Lo stesso dovrebbe essere realizzato anche nei confronti dei piccoli della fascia 0-5 anni con il supporto dei consultori pediatrici e delle altre strutture territoriali come scuole dell’infanzia e ludoteche;
– sensibilizzare le forze dell’ordine a dare tempestivo riscontro alle chiamate di aiuto che possono ricevere rispetto a situazioni di violenza familiare;
– individuare una figura istituzionale che coordini tale task force, definendone funzione, qualifica e ambito di competenza.

Tutte le richieste avanzate a breve saranno inviate alle istituzioni competenti e verrà avviata una petizione online.

Comunicato-stampa-protezione-minori-DEF-1

Il Decalogo dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza per spiegare il Coronavirus ai bambini

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha pubblicato il decalogo “Coronavirus. Come spiegarlo ai bambini” in cui sono raccolti dieci suggerimenti per aiutare gli adulti a spiegare ai più piccoli l’emergenza da epidemia Covid – 19 con un linguaggio adatto alle loro esigenze.

“Cari genitori anche se stiamo vivendo una situazione complicata che richiede di tenere alta l’attenzione, non dobbiamo trasmettere paura ai più piccoli. Dobbiamo certamente proteggerli, ma senza spaventarli, e soprattutto dobbiamo dialogare con loro sui rischi e sui comportamenti da tenere, per responsabilizzarli. Utilizzando un linguaggio chiaro e comprensibile, adatto alla loro età”. – Filomena Albano

Dieci le domande a cui la pubblicazione ha cercato di dare una risposta: Cosa è il coronavirus? Perché non posso andare a scuola? Perché mi hai detto che non possiamo andare dai nonni? Perché mi dici sempre di lavarmi le mani? Cosa succede se non mi lavo le mani? Cosa faccio se devo starnutire? E ancora: Posso giocare con il cane? Posso andare al parco? Mamma, lo sai che mi manca la maestra e che mi annoio a stare da solo.

Tra i tanti suggerimenti dati c’è quello  di fare  le cose più lentamente e di gustarci il piacere di avere del tempo per noi: tante volte, presi dalla fretta di andare a scuola, di fare i compiti, di andare a danza o al calcio o a lezione di inglese o al catechismo, infatti, non ci rendiamo conto di come il tempo passi veloce. Allora possiamo approfittare di questo momento per trascorrere più tempo insieme e per inventare giochi nuovi.

Scarica il documento

agia-decalogo-covid19

RAPPORTO ISTAT 2018/2019 SULL’INCLUSIONE DEGLI ALUNNI CON DISABILITÀ

Si conferma l’aumento del numero degli alunni con disabilità (+ 10 mila) che frequentano le scuole italiane, questo il dato contenuto nel Report ISTAT “L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Anno scolastico 2018/2019” .

Gli alunni con disabilità nelle scuole italiane sono poco più di 284 mila, il 3,3% del totale degli iscritti.

Risulta ancora scarsa l’accessibilità per gli alunni con disabilità motoria, garantita soltanto dal 34% delle scuole. Un altro dato critico è dato dalla disponibilità di ausili per gli alunni con disabilità sensoriale (il 2% delle scuole). Soltanto nel 15% degli edifici scolastici sono stati effettuati lavori per abbattere barriere architettoniche.

Il rapporto alunno-insegnante per il sostegno è migliore delle previsioni di legge, ma è carente la formazione: un insegnante su 3 è selezionato dalle liste curriculari.

Apri Alunni-con-disabilita-2018-19
Esistono ancora troppe le barriere architettoniche nelle scuole italiane: soltanto una scuola su tre risulta accessibile per gli alunni con disabilità motoria: nel Nord del Paese si registrano valori superiori alla media nazionale (38% di scuole a norma) che si riducono nel Mezzogiorno (29%).

Apri Alunni-con-disabilita-2018-19 2

La Valle d’Aosta risulta le regione più virtuosa , con il 67% di scuole accessibili, mentre la Campania ha la più bassa presenza di scuole prive di barriere fisiche (24%).

Il problema più frequente è la disabilità intellettiva, che riguarda il 42% di questi studenti; seguono i disturbi dello sviluppo (26,4%), mentre sono meno diffusi i problemi sensoriali (8%).

Gli insegnanti per il sostegno nelle scuole italiane sono quasi 173 mila  «A livello nazionale il rapporto alunno-insegnante (pari a 1,6 alunni ogni insegnante per il sostegno) – si legge nel rapporto – è migliore di quello previsto dalla Legge 244/2007 che prevede un valore pari a 2. Tuttavia mancano gli insegnanti specializzati e il 36% dei docenti per il sostegno viene selezionato dalle liste curriculari; sono docenti che rispondono ad una domanda di sostegno non soddisfatta, ma non hanno una formazione specifica per supportare al meglio l’alunno con disabilità».

Alunni-con-disabilita-2018-19

UNHCR APPELLO COVID – 19 SULLA CRISI IN CORSO: OCCORRE CONCENTRARSI SU OGNI SINGOLO INDIVIDUO COMPRESE LE PERSONE RIFUGIATE.

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha lanciato il primo appello per rispondere alla crisi in corso  UNHCR COVID-19 Appeal – March 2020 sottolineando l’importanza di includere nell’emergenza che il mondo sta affrontando ogni individuo, compresi coloro che ancora oggi sono costretti a fuggire dai propri paesi: si stima, al riguardo, che sono oltre 70 milioni le persone costrette a vivere lontano dalle proprie case a causa di persecuzioni, conflitti, violenze e violazioni di diritti umani. Di queste, più di 20 milioni sono rifugiati, e l’84% è attualmente accolto da nazioni che dispongono di sistemi di assistenza medica, approvvigionamento idrico e servizi igienico-sanitari meno efficienti.

“Assicurare accesso incondizionato ai servizi di assistenza sanitaria, anche ai membri della comunità più emarginati, rappresenta il modo migliore di proteggere la salute di tutti noi. A chiunque, compresi rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni, deve essere garantito l’accesso alle strutture e ai servizi sanitari”. Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Dei 100 i Paesi che hanno registrato al loro interno casi di trasmissione di COVID-19, 34 accolgono popolazioni di rifugiati che eccedono le 20.000 unità e che, al momento, fortunatamente non risultano  contagiati dal virus.

“Allo stato attuale, e sulla base delle prove a nostra disposizione, non sono stati registrati casi di infezione da COVID-19 tra rifugiati e richiedenti asilo. Tuttavia, il virus può contagiare chiunque ed è responsabilità di noi tutti assicurare che la risposta mondiale includa ogni singolo individuo” Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Prevenzione, preparazione e comunicazione sono necessari per contrastare l’emergenza in situazioni in cui rifugiati e sfollati interni  si trovano a vivere in aree interessate da sovraffollamento o nelle quali i servizi di salute pubblica e di altro genere sono già prossimi al collasso o a corto di risorse.

 

RAPPORTO “MAI PIÙ INVISIBILI. INDICE 2020”: DONNE, BAMBINI E BAMBINE I PIÙ A RISCHIO DI ESCLUSIONE SOCIALE.

Il rapporto “Mai più invisibili. Indice 2020 sulla condizione di donne, bambini e bambine in Italia” realizzato dalla onlus WeWorld per misurare l’inclusione di donne e under 18, evidenzia che nel nostro Paese esistono ancora forti disuguaglianze tra donne, bambini e bambine da un lato e uomini dall’altro.

L’indice è stato costruito a partire dall’analisi di 38 indicatori considerati fondamentali per l’inclusione di donne e popolazione under 18. Gli indicatori sono raggruppati in 12 dimensioni (educazione, salute, capitale umano e sociale, ambiente, opportunità economiche, ecc.) e 3 categorie (contesto, bambini/e, donne).

Secondo quanto evidenziato dal rapporto, alla ormai nota suddivisione tra Nord e Sud del Paese se ne aggiunge una seconda: tra Nord e Centro-Ovest da una parte, Centro-Est e Sud dall’altra. Donne e bambini/e vivono in condizioni di buona e sufficiente inclusione nei territori posti a Nord e nel Centro-Ovest, mentre sono in condizione di grave esclusione o di insufficiente inclusione al Sud, nelle isole e nella parte centro orientale del Paese.

C033C508-673E-44A9-96D9-AE05EE47751A

La classifica finale vede al primo posto il Trentino-Alto Adige (valore Index pari a 4,8), seguito da Lombardia (3,4), Valle d’Aosta (3,4), Emilia-Romagna (3), Lazio e Friuli Venezia-Giulia (2,1), Veneto (1,9), Toscana (1,6), Liguria (1,5), Piemonte (1), Marche (0).

2FD7F473-8D2F-47D0-98B9-77453F3EF498

Nella parte bassa della classifica (Index in negativo) le regioni del Centro-Est e Sud Italia: gli ultimi posti sono occupati da Sardegna (-2,6), Puglia (-3,5), Campania (-3,9), Sicilia (-4,3). Fanalino di coda è la Calabria (-4,5). Donne e bambini residenti in Calabria vivono uno svantaggio doppio rispetto a donne e bambini del Trentino-Alto Adige, con un divario di ben 9,3 punti tra le due regioni.

I divari tra territori sono particolarmente marcati nella dimensione educativa per i bambini e le bambine, con picchi di dispersione scolastica che sfiorano il 20% in alcune regioni del Sud (contro il 10,6% della media europea), e in quella economica per le donne: in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna circa 2 donne su 10 sono a rischio povertà ed esclusione sociale, mentre in Sicilia lo è 1 donna su 2.

Condizione imprescindibile per realizzare azioni di inclusione è una conoscenza il più possibile esaustiva delle condizioni di vita e dei rischi di emarginazione totale di quanti vivono in condizioni di disuguaglianza per promuovere il diritto all’inclusione contribuendo al miglioramento delle condizioni di vita di tutti sotto molteplici aspetti: non solo economico ma anche educativo, sanitario, culturale, politico e civile.

 

Index-2020_web

Sospensione delle attività didattiche in tutte le scuole del Paese fino al prossimo 3 aprile

Prorogata fino al 3 aprile 2020 la chiusura delle scuole sul territorio italiano. Questa la nuova misura prevista dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo, approvato ieri sera e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

I Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri emanati in queste settimane hanno

“l’obiettivo di limitare allo stretto necessario lo spostamento delle persone al fine di contenere la diffusione dell’epidemia Covid-19”. Per cui “ogni accortezza che si indirizzi in questa direzione non solo è lecita e legittima, ma è anzi doverosa”.

Sospesa, sempre fino al 3 aprile, anche la frequenza delle attività di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, ferma restando la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza ad esclusione dei corsi per i medici in formazione specialistica e dei corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché delle attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie.

Sono sospese le riunioni degli organi collegiali in presenza.

Come previsto dai precedenti Decreti, restano sospesi, fino al 3 aprile, i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

E i dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza, con riguardo anche alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

Sul sito del Ministero dell’istruzione è possibile consultare anche la nota con le indicazioni operative per il personale ATA che specifica

“qualsiasi provvedimento da parte del Dirigente Scolastico deve tenere conto dei Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di tutela della salute, dei provvedimenti emanati dalle Autorità Territoriali Competenti, nonché delle indicazioni fornite da questa Amministrazione”.

http://www.governo.it/it/articolo/firmato-il-dpcm-9-marzo-2020/14276

Nota prot. n. 323 del 10 marzo 2020

SCUOLE CHIUSE FINO AL 15 MARZO 2020

 

A seguito del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 sono stati sospesi a partire dal 5 marzo 2020 fino al 15 marzo 2020 i servizi educativi per l’infanzia e le attivita’ didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, nonche’ la frequenza delle attivita’ scolastiche e di formazione superiore, comprese le Universita’ e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master e universita’ per anziani, ferma in ogni caso la possibilita’ di svolgimento di attivita’ formative a distanza.

Sono esclusi dalla sospensione i corsi post universitari connessi con l’esercizio di professioni sanitarie, ivi inclusi quelli per i medici in formazione specialistica, i corsi di formazione specifica in medicina generale, le attivita’ dei tirocinanti delle professioni sanitarie, nonche’ le attivita’ delle scuole dei ministeri dell’interno e della difesa.

Sono sospesi i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

Per il governo non è stata una decisione semplice. Abbiamo aspettato anche il parere del comitato tecnico scientifico e abbiamo deciso, prudenzialmente, visto che la situazione epidemiologica cambia velocemente, di sospendere le attività didattiche, al di fuori della zona rossa, fino al 15 marzo a partire da domani”. Nelle zone rosse le scuole restano chiuse. Ministra Lucia Azzolina

La Ministra intervenendo nella serata di ieri in conferenza stampa a Palazzo Chigi ha sottolineato:

“So che è una decisione d’impatto. Come Ministro dell’Istruzione spero che gli alunni tornino al più presto a scuola e mi impegno a far sì che il servizio pubblico essenziale, seppur a distanza, venga fornito a tutti i nostri studenti.”

Ricordiamo le misure igienico-sanitarie raccomandate dalla Autorità competenti:

a) lavarsi spesso le mani. Si raccomanda di mettere a
disposizione in tutti i locali pubblici, palestre, supermercati,
farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche per
il lavaggio delle mani;
b) evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di
infezioni respiratorie acute;
c) evitare abbracci e strette di mano;
d) mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza
interpersonale di almeno un metro;
e) igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto
evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
f) evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in
particolare durante l’attivita’ sportiva;
g) non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
h) coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
i) non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che
siano prescritti dal medico;
l) pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o
alcol;
m) usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o
se si presta assistenza a persone malate.

https://www.miur.gov.it/-/decreto-del-presidente-del-consiglio-dei-ministri-del-04-marzo-2020