Siria, la foto del bimbo nella valigia e l’immobilismo dell’Occidente

Il bambino, mezzo addormentato, trasportato dal padre in una valigia, quasi fosse un abito, è la nuova immagine simbolo del conflitto in Siria. Uno scatto destinato a finire nel dimenticatoio nel giro di ventiquattro ore, facendo ripiombare il consueto silenzio sulla crisi siriana che è, probabilmente, la peggiore al livello umanitario dal secondo dopoguerra a oggi. Dovremmo essere indignati che nel 2018 ci siano ancora popoli costretti a diventare esuli. Allora, partendo da ciò, dobbiamo anche sapere che il bambino nella foto, se arriverà in Italia, non sarà parte di un invasione ma del nostro immobilismo.

Questa immagine, come molte altre che hanno fatto il giro del web, rappresenta la routine dell’indignazione a rate: viene pubblicata una foto anomale – come quella di Houda, la bambina che alza le braccia al cielo mentre il fotografo le sta per scattare una foto, pensando che la macchina fotografica sia una pistola o lo scatto del piccolo Aylan Kurdi, riverso deceduto in una spiaggia – milioni di persone la condividono, si scrivono articoli in cui si ricorda la tragedia del Paese mediorientale, si dibatte un po’ e finisce tutto – ancora una volta – nello sgabuzzino dei ricordi.

Il problema di questa indignazione a rate è serio perché si pensa di rispondere alla voce della propria coscienza, quella che ci dice di fare qualcosa, condividendo la foto o mettendo un like. Ma questa è una amara illusione che ci spinge a fuggire dalla responsabilità morale e dall’azione concreta. Quest’ultima significa appelli; raccolta firme e costruire un dialogo fra società civili. Proprio questo punto è forse il più importante: cosa vogliono i siriani? Cosa rappresenta per loro l’immagine di quel bambino? La risposta a questa ultima domanda può essere risolta in una parola: l’esilio, cioè la costrizione all’abbandono della propria casa o terra a causa di motivazioni politiche che portano alla violenza. Dovremmo essere indignati che nel 2018 ci siano ancora popoli costretti a diventare esuli. Allora, partendo da ciò, dobbiamo anche sapere che il bambino nella foto, se arriverà in Italia, non sarà parte di un invasione ma del nostro immobilismo.

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Minorididiritto

L’azione dell’Osservatorio è di promuovere e difendere i diritti umani e dei minori per lo sviluppo integrale della vita dei giovani soprattutto i più poveri e svantaggiati per realizzare l’impegno di prevenzione, di sviluppo umano integrale, di costruzione di un modo più equo, più giusto e più salubre. Minori Protagonisti di Diritto è il nostro motto che indica la nostra intenzione di promozione dei principi propri della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza approvata il 20 novembre 1989 presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il nostro obiettivo è di promuovere la conoscenza della Convenzione ONU, della normativa Europea ed in particolare quella Nazionale e delle pratiche significative per fare dei Diritti Umani la forma più avanzata di rinnovamento del Sistema Preventivo in quanto metodo educativo che Don Bosco ha praticato con intuizione profetica e che ci ha lasciato per la formazione dei giovani in Italia e nei Paesi più Poveri.

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