Sul sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza è disponibile l’indagine nazionale dal titolo “Il lavoro regolare minorile tra formazione e sicurezza“, promossa dall’Autorità garante e realizzata in collaborazione con l’Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali (Iprs) e la Fondazione Censis.
Lo studio contiene una ricognizione dei dati esistenti sui minorenni lavoratori e intende offrire una analisi approfondita, su scala nazionale, della dimensione quantitativa del fenomeno del lavoro regolare minorile, che coinvolge i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 17 anni, nonché della qualità dell’esperienza lavorativa sia dal punto di vista della prevenzione dei rischi sul lavoro sia di quello formativo.
Per quando riguarda le dimensioni del fenomeno, secondo i dati resi disponibili dall’Inail, nel 2022 si sono registrate 17.531 denunce per infortuni di minorenni: di queste, 14.867 hanno riguardato studenti (641 dei quali impegnati in alternanza scuola-lavoro) e 2.664 lavoratori (tra cui 285 allievi di corsi di formazione professionale). In tre casi gli infortuni hanno avuto un esito mortale.
I minorenni che lavorano possono essere divisi in quattro gruppi:
- gli occupati a tempo indeterminato, che hanno assolto l’obbligo scolastico – nel 2022 erano 4.253;
- i lavoratori a termine, nella gran parte dei casi costituiti da studenti che hanno occupazioni saltuarie per assicurarsi un reddito minimo – circa 42 mila;
- gli apprendisti – circa 7.800;
- gli studenti in alternanza scuola lavoro, ossia minorenni iscritti alla scuola secondaria superiore o alla istruzione e formazione professionale (Iefp) impegnati in attività di Pcto (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento), stage e tirocini – circa un milione.
Come si legge sul sito dell’Autorità garante, lo studio pone in risalto «la necessità di realizzare una mappatura e un’analisi degli infortuni differenziata per i diversi contesti lavorativi, anche al fine di comprendere meglio i rischi che corrono i minorenni che lavorano saltuariamente (ad esempio in estate) fuori dei circuiti della formazione professionale».
In riferimento alla tutela del diritto-dovere alla formazione degli under 18, l’indagine evidenzia che, seppur a livello generale «si sia maturata una certa consapevolezza rispetto al fatto che la formazione deve essere intesa in senso ampio e non solo come acquisizione di un saper fare utile per l’inserimento nel mondo del lavoro, permangono rilevanti differenze territoriali rispetto agli standard formativi offerti». In particolare, si rivela che oltre il 60% dell’offerta formativa si concentra nel Settentrione, con la conseguente difficoltà per i minorenni che vivono al Sud, di accedere ai percorsi di istruzione e formazione professionale: nel Nord-Ovest il 17,2% dei 15-17enni è iscritto alla Iefp, nel Nord-Est lo è il 15,9%, al Centro l’8,9% e al Sud e Isole il 4,9%.
La questione dell’offerta formativa si ripercuote anche sul fenomeno dei Neet. Si parla di circa 140 mila minorenni tra i 15 e i 17 anni che non studiando né lavorando rischiano di rimanere esclusi da qualsiasi opportunità di socializzazione, formazione e lavoro e di precipitare in una condizione di esclusione e povertà immateriale da cui è difficile riprendersi. Anche in relazione alla quota di giovani neet si registrano forti differenze territoriali: il 43,2% vive al Sud e nelle isole, il 28,5% nel Nord-Ovest, il 14,2% nel Nord-Est e il 14% al Centro.
Per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Carla Garlatti, questo divario territoriale «rappresenta un’ulteriore spinta a investire sin da subito sul miglioramento degli standard qualitativi dell’offerta formativa e sul superamento delle disparità che ancora si registrano tra il Nord e il Sud del Paese».
La pubblicazione è disponibile sul sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, nella sezione “Pubblicazioni”.
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